Transizione digitale verso un nuovo futuro

12 Aprile 2024

Le misure legate al piano industria 4.0 sono state cruciali negli ultimi anni, ma è importante notare che già da un po’ si parla invece sempre più di industria 5.0, che rappresenta l’evoluzione digitale iniziata con la versione precedente.

La finalità della misura è quella di sostenere il processo di trasformazione digitale ed energetica delle imprese. Per comprendere meglio la posizione dell’Italia in questo contesto e capire quali vantaggi potranno trarne le aziende del nostro paese, abbiamo intervistato, Manuel Manotti. Sales Director & ESG Expert presso Atlante Group Srl

Secondo Manuel, le aziende italiane purtroppo sono rimaste indietro per quanto riguarda la digitalizzazione, nonostante gli sforzi dello stato nel fornire finanziamenti per supportare questo processo. La ragione di tale ritardo è semplice: poche aziende investono effettivamente in digitalizzazione, compresa l’adozione di prodotti e software.

Cosa implica però la trasformazione digitale?

La trasformazione digitale costituisce un vasto e significativo insieme di cambiamenti che abbracciano tecnologie, strutture organizzative, dinamiche sociali e pratiche manageriali, influenzando ogni aspetto della vita moderna di ciascuno di noi. Questo processo implica un’evoluzione delle tecnologie stesse, dei modelli organizzativi e del capitale umano, al fine di ottimizzare gli investimenti aziendali e garantire che i vantaggi dell’innovazione e della digitalizzazione stessa si diffondano sia tra gli utenti finali che all’interno dell’azienda.

Ma qual è il posizionamento italiano a confronto con quello europeo?

In Italia, secondo quanto riportato dal Ministero, meno del 20% delle aziende sono digitalizzate. Di questo 20%, spesso coloro che hanno investito in digitalizzazione non hanno completato il processo integrandolo pienamente nei loro sistemi e infrastrutture. Molte volte si è usufruito solo degli incentivi senza procedere con l’interconnessione e l’integrazione dei sistemi produttivi con quelli generati anche dalle altre operazioni aziendali.

Negli altri paesi europei, invece, la percentuale di aziende digitalizzate si attesta intorno al 40-45%, rappresentando quindi la media europea in termini di digitalizzazione aziendale.

Dalle misure Industria 4.0 alla 5.0 cosa cambia?

“C’è un forte bisogno di passare alla 5.0 come catalizzatore per la sostenibilità e la digitalizzazione delle imprese” secondo Manuel. Ma qual è il legame tra digitalizzazione e sostenibilità? Più un’azienda è digitalizzata, più è incline a intraprendere la transizione ecologica.

Il decreto del 2 marzo 2024 definisce il percorso per la transizione digitale ed energetica delle imprese italiane. Questo provvedimento, in linea con le decisioni del Consiglio dei Ministri, si basa sia sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sia su direttive provenienti dall’Unione Europea. La notizia che il piano accoglie tutte le imprese, indipendentemente dal settore o dalle dimensioni, sottolinea ancora di più l’importanza e l’ampia portata del decreto.

Le linee guida sono stabilite, i beneficiari e i programmi sono chiari; ora è solo questione di mettersi in gioco,” afferma Manuel con determinazione, pronti ad affrontare con vigore le nuove sfide e le opportunità che emergeranno con l’approvazione del decreto attuativo, atteso a breve.

Ma non si può parlare di transizione digitale senza prendere in considerazione l’efficientamento energetico. Ridurre i consumi energetici rappresenta un passaggio essenziale per avanzare verso la transizione 5.0. Dal punto di vista consulenziale, dovranno individuare i giusti partner che le accompagnino con competenza nel difficile iter per la presentazione delle domande. Il processo inizierà con la raccolta degli investimenti, seguita da una certificazione e una comunicazione preventiva al GSE (Gestore Servizi Energetici). Quest’ultimo agirà come consulente in conformità alla normativa vigente. La valutazione della riduzione dei consumi energetici sarà basata sul bene strumentale, materiale o immateriale.

L’Esperto in Gestione dell’Energia (EGE) rilascerà un’attestazione energetica certificata, la quale dovrà evidenziare una riduzione energetica non inferiore al 3% rispetto al nuovo macchinario installato. In base alla percentuale di riduzione dei consumi certificata, l’azienda potrà beneficiare di un’aliquota di riferimento specifica.

Una formazione specifica sui macchinari e sulla transizione digitale ed ecologica sarà estremamente importante e potrà coprire fino al 10% dell’investimento totale “Credo che sia la norma più complicata ad oggi che sia stata mai decretata prima “afferma Manuel. Un altro step, dopo la realizzazione dell’investimento, prevede una comunicazione periodica al GSE, seguita da una certificazione ex post. Dopo aver completato la verifica dell’attestazione energetica, è necessario compiere un ulteriore passo: tramite una perizia accurata, si controllerà che le interconnessioni e l’integrazione siano presenti nei beni. Anche questa attività dovrà essere allegata e comunicata al ministero. Eseguiti tutti questi passaggi, salvo la fine dell’investimento, l’impresa potrà utilizzare in un’unica quota tutto il credito d’imposta.

Chi trarrà maggior vantaggio da questo cambio di paradigma?

“Sicuramente le aziende più strutturate effettueranno numerosi investimenti, continuando a usufruire della normale finanza agevolata sostanziale. Tuttavia, con la grande novità rappresentata dall’azzeramento del requisito minimo di spesa, tutte le aziende potranno facilmente accedervi e procedere con le attività.”